Capelli lisci, lucidi, disciplinati e apparentemente più sani: la nanoplastia è diventata negli ultimi anni uno dei trattamenti più richiesti in salone per contrastare il crespo, eliminare il volume in eccesso e ottenere capelli morbidi, facili da gestire. Ma dietro l’effetto “capello perfetto” cosa succede realmente alla fibra capillare? E, soprattutto, la nanoplastia fa bene davvero o può danneggiare capelli e salute? La risposta, dal punto di vista scientifico, non è né un semplice sì né un no.
Partiamo da un punto fermo: cos’è realmente la nanoplastia. Il termine viene utilizzato nel mondo cosmetico per indicare una categoria di trattamenti liscianti e disciplinanti. Non identifica, però, una tecnologia unica e standardizzata: la composizione di ingredienti e attivi può variare molto da un prodotto all’altro. In parecchie formulazioni utilizzate per questi trattamenti, ad esempio, sono presenti l’acido gliossilico o suoi derivati, sostanze che permettono di modificare temporaneamente la struttura della fibra capillare e ridurre la curvatura del capello.
Il trattamento viene generalmente completato con phon e piastra ad alta temperatura, che contribuiscono a fissare il risultato. Ed è proprio questo passaggio a meritare particolare attenzione: per modificare la curvatura del capello, occorre spezzare i ponti disolfuro che lo compongono. Un processo che indebolisce la fibra, lasciandola particolarmente esposta ai danni degli strumenti a caldo.
Capelli apparentemente più sani

Dopo una nanoplastia i capelli possono apparire immediatamente più lucidi, morbidi e compatti. Questo risultato estetico, però, non comporta necessariamente il fatto che la fibra sia biologicamente “più sana”. La superficie del capello può diventare più uniforme e riflettere maggiormente la luce. Inoltre, la riduzione del crespo e del volume renderà la chioma visivamente anche più ordinata.
Tuttavia, lucentezza e salute della fibra non sono necessariamente la stessa cosa. Il capello è una struttura biologicamente non vitale costituita principalmente da cheratina. Un trattamento cosmetico può migliorarne l’aspetto e la pettinabilità, ma contemporaneamente sottoporlo a uno stress chimico e termico. Uno studio pubblicato sull’International Journal of Trichology ha osservato che i trattamenti a base di acido gliossilico possono provocare non solo perdita di proteine, ma anche alterazioni della cuticola e della corteccia del capello, con un danno della fibra che può essere significativo.
Quindi la nanoplastia rovina i capelli? Non necessariamente. Il risultato in termini di salute dipende da diversi fattori:
- condizioni iniziali della fibra;
- porosità e livello di danneggiamento;
- decolorazioni o altri trattamenti chimici cui è stato sottoposto il capello;
- formulazione utilizzata;
- concentrazione delle sostanze attive;
- temperatura della fonte di calore;
- tempo di posa;
- frequenza delle applicazioni;
- competenza dell’operatore.
Un capello già molto poroso, decolorato o fragile può avere una capacità di resistenza molto inferiore rispetto a un capello sano. Ecco perché non ha senso parlare di una nanoplastia uguale per tutti.
L’elemento critico: cosa contiene il trattamento

Quali sono gli attivi più comuni nel trattamento della nanoplastia? È questo l’aspetto che, come professionisti della tricologia, non possiamo ignorare. Negli ultimi anni sono emerse segnalazioni scientifiche riguardanti prodotti liscianti contenenti acido gliossilico, in particolare per possibili effetti collaterali renali. Nel 2024 il New England Journal of Medicine ha descritto casi di danno renale acuto associati a trattamenti liscianti contenenti acido gliossilico. Altri studi hanno ipotizzato un meccanismo legato alla trasformazione dell’acido gliossilico in ossalato e alla conseguente formazione di cristalli di ossalato di calcio a livello renale.
Anche l’autorità francese ANSES ha espresso preoccupazione e ha raccomandato prudenza nell’utilizzo di prodotti liscianti contenenti questa sostanza. Ciò non significa che tutti i trattamenti di nanoplastia provochino danni renali. Significa, piuttosto, che non è corretto considerare automaticamente innocuo un trattamento solo perché viene presentato come privo di formaldeide, naturale, a base di cheratina o in altri termini rassicuranti.
E la formaldeide?
Anche questo attivo merita attenzione. Alcuni trattamenti liscianti possono liberare formaldeide durante l’utilizzo della fonte di calore. L’esposizione può interessare sia la cliente sia il parrucchiere che esegue il trattamento, soprattutto in presenza di scarsa ventilazione. La formaldeide è classificata come cancerogena per l’uomo e può provocare irritazione a occhi, naso, gola e cute. Per questo, è fondamentale non fermarsi alla pubblicità del trattamento, ma indagare a fondo la composizione del prodotto utilizzato per il trattamento della nanoplastia.
La ricerca scientifica sta ancora valutando il rischio
La questione sull’eventuale dannosità della nanoplastia per la salute non è ancora completamente chiusa. Nel 2026 la Commissione Europea ha incaricato il Scientific Committee on Consumer Safety di effettuare una valutazione specifica sulla sicurezza dell’acido gliossilico nei prodotti cosmetici per lisciare i capelli. Il mandato chiede, tra le altre cose, di stabilire se l’utilizzo fino a una concentrazione del 16% possa essere considerato sicuro oppure se debba essere individuato un limite inferiore. Questo è un dato importante: la sicurezza dell’acido gliossilico nei prodotti liscianti è ancora oggetto di valutazione scientifica a livello europeo.
Allo stesso tempo, una ricerca pubblicata nel 2026 ha valutato l’esposizione in condizioni realistiche di trattamento e ha stimato livelli di esposizione ad acido ossalico e formaldeide inferiori ai limiti considerati problematici nello scenario analizzato. Gli stessi autori concludono che, nelle specifiche condizioni sperimentali considerate, non emerge un problema di salute per consumatori e parrucchieri.
La presenza di risultati così differenti ci ricorda una cosa fondamentale: non basta conoscere il nome commerciale del trattamento. Bisogna conoscere la formulazione, la concentrazione, la modalità di applicazione e l’esposizione reale.
Nanoplastia sì o no?

La domanda corretta non è: “La nanoplastia fa bene o fa male?”. Piuttosto: “La nanoplastia si adatta ai miei capelli, alla mia cute e alla mia salute?” È una differenza sostanziale: una valutazione seria di questo tipo dovrebbe prendere in considerazione alcuni elementi chiave.
1. La composizione dell’INCI
Non tutti i trattamenti chiamati nanoplastia hanno la stessa formulazione.
2. La condizione del capello
Un capello sano, un capello decolorato e un capello già fortemente danneggiato non possono essere trattati allo stesso modo.
3. La cute
Il prodotto non dovrebbe essere considerato esclusivamente dal punto di vista della fibra. La cute è una struttura biologicamente attiva e merita particolare attenzione.
4. Il calore utilizzato
La temperatura della piastra e il numero di passaggi possono influire significativamente sullo stress termico della fibra.
5. La frequenza del trattamento
Ripetere frequentemente trattamenti chimici e termici può aumentare il rischio di alterazione della struttura del capello.
Dal punto di vista tricologico
Come tricologa, considero fondamentale distinguere l’effetto cosmetico dall’effetto biologico. Un capello lucido non è necessariamente un capello integro. Se una cute è apparentemente in buono stato, non significa necessariamente che possa essere sottoposta a qualsiasi tipo di trattamento. La consulenza di tricologo e parrucchiere dovrebbe, quindi, precedere il trattamento: osservare la fibra, valutare eventuali precedenti trattamenti chimici, considerare la sensibilità della cute e, soprattutto, comprendere cosa la persona desidera realmente ottenere.
A volte il sogno di avere capelli lisci e facilmente gestibili nasce proprio da una fibra disidratata, crespa, porosa o difficile da gestire. In questi casi, è importante chiedersi se sia davvero necessario modificare chimicamente la struttura del capello oppure se sia possibile lavorare prima sulla sua qualità cosmetica e sulla gestione haircare quotidiana.
Non è corretto demonizzare tutti i trattamenti di nanoplastia, ma nemmeno considerarli automaticamente innocui. Il trattamento può offrire un risultato estetico molto efficace, ma deve essere valutato. La scelta più consapevole non è quella di inseguire il trattamento che promette il capello “perfetto”, ma affidarsi a un professionista che sappia valutare e motivare le scelte. Perché prendersi cura dei capelli non significa soltanto renderli belli, significa soprattutto rispettarne la struttura e la cute e, non ultimo, avere cura della salute della persona.