LA BOTTEGA DELL’ARTIGIANO È QUI PER RESTARE

LA BOTTEGA DELL’ARTIGIANO È QUI PER RESTARE

Lui l’artigiano lo fa da sempre: di mestiere barbiere, chiuso nella sua bottega per ben oltre le otto ore lavorative quotidiane, Francesco Cirignotta si è sempre sentito orgogliosamente artigiano. Un creatore originale di barbe e di rapporti umani. Adesso, dal suo salone sui Navigli a Milano, prova a fare questa breve riflessione sul nuovo mestiere di artigiano e sul futuro dei rapporti tra tutti noi.

Diciamolo: la davano tutti per spacciata. La piccola bottega dell’artigiano sembrava ormai superata, sopraffatta da realtà più inclusive (come si dice oggi), nuovi scenari economici ed esigenze sempre più stringenti di rapidità e funzionalità.

Il Covid, con le sue restrizioni negli spostamenti, le lunghe code fuori dai grandi store, i centri commerciali chiusi nei weekend, ha ribaltato tutto. L’artigiano è tornato protagonista. Anche se non è più, nemmeno lui, quello di prima.

Visto che i termini sono sempre importanti, partiamo da qui: la cosiddetta bottega di un nuovo artigianato è intesa come il luogo dell’artista di una volta, dove si uniscono come colonne portanti ricerca, visione, progettazione, realizzazione e scambio culturale.

La scelta della definizione di ‘bottega di un nuovo artigianato’ sposta l’attenzione dal rapporto economico tra produttore e consumatore a quello di ‘individualità’ e ‘personalità’: sono questi gli elementi al centro dei rapporti lavorativi tra artigiano, progettista e committente all’interno della bottega. Questa definizione porta, con un solo balzo concettuale, i rapporti lavorativi sotto la luce di una nuova consapevolezza, una nuova visione più umana. È un cambiamento di valori.

Liberando i rapporti dall’aspetto economico e dagli interessi personali, oggi prevalenti e fortemente dominanti, si torna subito a una realtà in cui ogni incontro lavorativo crea un rapporto umano che può contribuire a uno sviluppo comunitario.

La ricerca, fulcro del mondo dell’artigianato e dell’industria, va oltre l’idea di uno sviluppo puramente tecnico. Dovrebbe partire da una coscienza di umanità e spiritualità, l’unica in grado di portare un miglioramento concreto alla vita umana, rispettandola nella sua quotidianità. Adriano Olivetti, industriale illuminato della nostra epoca, ha completamente ribaltato il concetto tradizionale dell’industria. Nella sua opera “Città dell’uomo” ci dice: “Un nuovo stato sarebbe organizzato secondo leggi spirituali.  …  …”.

Il nuovo concetto di bottega è libero per vocazione dalla gabbia dell’astrattismo dei rapporti economici e del perfezionismo tecnico, e crea una rinnovata visione di umanità, dove, nel percorso tra passato e futuro, l’individuo ha l’opportunità di crearsi una posizione individuale, mediata dalla sua professione, nel presente in cui vive, all’interno di un processo comunitario. L’artista, artigiano, progettista oppure ideatore conquista così un suo ruolo maturo.

Ora, la domanda dovrebbe forse essere questa: parliamo solo di una parentesi creata dalla pandemia o del nostro futuro?

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