IL 2021 DEI PARRUCCHIERI: PAURE E RESILIENZA IN SALONE

IL 2021 DEI PARRUCCHIERI: PAURE E RESILIENZA IN SALONE

Nelle immagini alcune foto di cottonbro da Pexels.

Se pensiamo al 2020, il 2021 non potrà che andare meglio. L’acconciatura professionale, tra lockdown, limitazione dei movimenti e consumi in caduta libera, è in sofferenza: i numeri provvisori comunicati da Cosmetica Italia, l’associazione nazionale imprese cosmetiche, parlano di un calo dei fatturati pari al 30%.

“La cifra rappresenta solo un dato provvisorio e ottimistico” – spiega Gian Andrea Positano, responsabile del Centro Studi di Cosmetica Italia. Quando l’anno sarà chiuso, i numeri del ribasso potrebbero rivelarsi più alti.

Gian Andrea Positano.

“Tuttavia, i saloni di acconciatura hanno dimostrato di saper integrare in maniera efficace le già rigide norme igienico-sanitarie normalmente osservate, misure necessarie, accanto al distanziamento e al contigentamento degli ingressi per garantire la sicurezza di operatori e clienti. Parliamoci chiaro: questa capacità per un parrucchiere, che si occupa sempre e comunque di igiene, è quasi naturale e lo ha premiato. Nella seconda ondata di chiusure i saloni d’acconciatura sono riusciti a restare aperti”, ha aggiunto Positano.

Aperti sì, ma qualche volta con pochissimi clienti: l’impossibilità di muoversi, i timori delle multe, lo smartworking hanno svuotato moltissimi saloni. Per capire cosa sta accadendo nei negozi di parrucchiere, oltre che nelle industrie, Camera Italiana Acconciatura ha avviato un’indagine online per chiedere agli acconciatori qual sia la situazione reale.  Un salone su dieci ha espresso l’intenzione di chiudere l’attività.

foto di cottonbro da Pexels

C’è tanta paura nei saloni, ma anche tanta voglia di farcela con strategie da modulare via via in base all’evolvere della situazione. Purtroppo, è impressionante analizzare le risposte al questionario prima e dopo il 4 novembre, data nella quale sono partiti i nuovi blocchi con la suddivisione delle regioni in gialle, arancioni e rosse. Dopo il 4 novembre il pessimismo ha prevalso”, spiega Positano.

Molti sono sempre più convinti di voler chiudere, qualcuno dopo il primo lockdown di marzo non ha più riaperto e adesso tira i remi in barca. Diversi parrucchieri hanno cominciato a lavorare abusivamente.

foto di cottonbro da Pexels

“Gli abusivi sono aumentati con la stessa percentuale delle chiusure dei saloni. Chi ha perso il lavoro, non trovando una nuova collocazione, spesso si è risolto per il lavoro abusivo. C’è, però, un dato tutto italiano che fa ben sperare: rispetto agli altri paesi, i nostri 145.000 parrucchieri ed estetiste hanno reagito con più resilienza. Anche se da noi il lockdown è stato più pesante e più lungo, hanno avuto la forza di ripartire. Gli italiani sono molto attenti alla cura di sé: il lavoro da noi non potrà mancare ai professionisti della bellezza nemmeno nei momenti più duri”, ha dichiarato Positano.

“L’economia alla fine la fanno le persone, non i dati. Certo, l’ideale sarebbe che queste persone fossero messi in condizione di sopravvivere… Nel 2021 il blocco ai licenziamenti e le tante casse integrazioni verranno meno. Ci aspettano tempi difficili. Per stare in piedi avremo bisogno di energie e idee nuove”, ha concluso Positano.

Sei un parrucchiere?

Partecipa anche tu al questionario online di Camera Italiana Acconciatura, fai sapere di cosa hai bisogno: clicca qui.

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