DISSERTAZIONI E FACEZIE SU BARBA E RASATURA

DISSERTAZIONI E FACEZIE SU BARBA E RASATURA

Ma ve ne siete mai resi conto che impieghiamo cinque minuti al giorno per raderci? Se facciamo un rapido calcolo, in 90 anni di vita (abbondiamo), di cui 75 di pogonotomia (l’arte di radersi da sé), spendiamo 136.875 minuti, ossia 2281,25 ore a raderci. In quelle ore, insieme ai gesti che accompagnano la barba, avremo certamente fatto altre cose: pensieri, canzoni, smorfie approntate per accompagnare il rasoio, aria di festa ogni volta che si aggiunge una novità al sapersi radere, uno strumento nuovo, una crema più performante, un sapone con una nuova profumazione, un gel di ultima generazione…

L’attimo in cui abbiamo scelto di farci tagliare i capelli o il momento in cui abbiamo deciso di farci crescere il pizzetto o la barba, o di tagliarla, forse sono gli unici veri minuti che abbiamo passato con noi stessi in assoluta intimità mentale e spesso fisica. Vedete quale grande significato può avere il radersi tutti i giorni?

Spesso diamo più importanza alla nostra identità di superficie, quella da esternare, e invece ci ritroviamo nel mezzo del cammin di nostra vita a comprendere che la barba forse ci è stata donata per parlare cinque minuti con noi stessi…

Se fossi un edotto scienziato, cercherei (in meno di 2281,25 ore) di spiegarmi quali e quante sono le dicerie sulle barbe e quali le informazioni necessarie per capire come potermi radere al meglio. Si potrebbe andare a caccia dei segreti (ma esistono?) di una giusta e soddisfacente pogonotomia. La prima cosa che mi direi è: fatti la rasatura come ti pare, la soddisfazione in sé vale molto, ma molto di più, del fare le cose giuste. Diciamo che desidero venir meno alle regole: voglio seguire l‘istinto. Ops! Ma seguire l’istinto non determina un modo di fare, trasformandosi nell’ennesima regola? Cavolo, rischio di ingabbiarmi in nuove regole.

Farò una rasatura coscienziosa, di quelle che uh huh uh che piacere! Scienza e coscienza sono l’argomento, il sapere per poter fare.

Sapere che la pelle e la barba spesso bisticciano tra di loro, sapere se la mia barba è veramente “dura”, la mia pelle è morbida o tenera o ispessita o grassa o la mia barba è proprio “molla”. Sapere se devo fare il contropelo o se esiste un sistema che me lo permetta, sapere se un rasoio deve essere a una lama o a cinque e con vibrazione e perché. O se il mio viso per sua fisiologia sopporta un rasoio elettrico e ancora sapere se in estate, in inverno o in primavera o in autunno devo modificare qualcosa nel mio atteggiamento. Sapere se posso o devo trattare il viso con uno scrub: beh, forse non mi farebbe male, anche se istintivamente so di fare sempre la cosa più giusta, anche quando mi rado dopo mangiato o di sera.

Non essendo un edotto scienziato, ma un “barbitonsore” tricoesteta, ed essendomi posto tutte le domande e altre ancora e, avendo avuto curiosità sufficiente per confrontarmi con la scienza, cercherò di trasformare i pensieri in saperi.

Tanto, ve lo dico subito: non è un merito avere una “bella” pelle, così come non è demerito avere una barba ispida. La fisiologia umana è frutto di incroci di cromosomi maschili e femminili, spesso sempre più misti rispetto al passato. Non ci si fa caso, ma la globalizzazione ha cambiato e mescolato anche la fisiologia di barbe e pelli.

ADESSO CHE SO, CHE ME NE FO’?

Brrr, fa freddo, ho la pelle secca, chissà perché. Forse perché con il freddo le cellule vengono asciugate prima che con il caldo: certo, il freddo asciuga e secca, mentre il caldo, prima di asciugare, utilizza il sudore che, con l’innalzamento della temperatura corporea, fuoriesce per termoregolare il corpo. La prima regola ‘invernale’ è non utilizzare l’acqua troppo calda: vero è che mi dà piacere, ma determina una vasodilatazione da microchoc e, se per caso mi faccio un piccolo taglio, chi lo ferma più il sangue?

Bene, utilizzo acqua tiepida e, se utilizzo il pennello e il sapone, cercherò di dedicare qualche momento in più nella distribuzione del sapone (il quale, ricordo, ha la funzione di trattenere l’acqua che serve per ammorbidire il pelo), così da creare ossigenazione nei tessuti cutanei. Questi, riprendendo ossigeno, si irrorano correttamente e diventano anche più elastici. Ricordo che il gesto rotatorio del pennello serve sì a distribuire il sapone, la crema o altro, ma soprattutto a ossigenare i tessuti.

Adesso la scelta del rasoio: dato che la pelle è a rischio di secchezza, presumo sia facile asportare più dei canonici 0,28 micron di pelle che si rigenera in circa 24 ore. Se utilizzassi un rasoio senza vibrazioni, forse sarebbe il caso che la o le lame vengano scaldate con acqua bollente per renderle più elastiche e più docili al passaggio. Oh, fatto! Adesso un po’ di crema con qualche lipido in più, così da riuscire a proteggere l’epidermide dagli agenti atmosferici e dai batteri e permettere al mantello idrolipidico di rigenerarsi. Mantello idrolipidico? Equilibrio tra sebo e sudore.

Un’ultima riflessione sul rasoio: lo sviluppo tecnologico o industriale o artigianale non ha mai dimenticato di rivedere uno strumento tanto fedele ai maschi, da considerarsi quasi l’amante perfetta.

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