ESTETISTE IN CRISI: CITTÀ VUOTE E ABUSIVI AL LAVORO

ESTETISTE IN CRISI: CITTÀ VUOTE E ABUSIVI AL LAVORO

Portare avanti un salone di estetica oggi è un’impresa da leonesse: non che prima si facessero affari d’oro, ma adesso, con la pandemia, le cose si sono ulteriormente complicate. Far quadrare i conti, tra costi fissi, tasse e una clientela sempre più rada, è dura.

Secondo i dati forniti da Cosmetica Italia, associazione nazionale imprese cosmetiche, i fatturati del canale professionale delle estetiste nei primi sei mesi del 2020 ha perso 47 punti percentuali. E ne perderà altri 9,5 entro la fine dell’anno. A pesare sono principalmente due fattori: la desertificazione dei centri urbani per il passaggio generale allo smart working e il calo delle frequenze in salone dovuto all’incertezza economica e a una minor propensione ai consumi.

Difficilmente gli italiani ritorneranno alle preceden­ti abitudini: siamo alla ‘nuova nor­malità’.  

Eppure, nel canale dell’estetica, più che nei saloni di ac­conciatura, fino a inizio anno era in corso una ripre­sa, legata all’avvio di nuove strategie verso i consumatori, sem­pre più sensibili alla qualificazione del servizio, di chi lo pratica e dell’ambiente in cui viene offerto. Da fine febbraio 2020 anche i saloni di estetica hanno sofferto per la chiusura forzata. Inesorabili le incer­tezze dopo la riapertura del 18 maggio.

Con il calo dei fatturati e la chiusura definitiva di tantissimi saloni, purtroppo, come prevedibile, è cresciuto l’abusivismo. Ci si arrangia come si può: molte estetiste chiudono i battenti e lavorano in casa, scomparendo dai radar della fiscalità.

Un errore, perché le cose potrebbero cambiare già nel 2021. “L’indagine congiunturale delinea i contorni di una nuova normalità che anticipa trend e modalità di consumo: si tratta di cambiamenti che, se non avessimo dovuto confrontarci con l’emergenza sanitaria, avremmo considerato nel medio periodo”, evidenzia Gian Andrea Positano, responsabile Centro Studi di Cosmetica Italia. “L’analisi costante del sentiment degli operatori ci consente di rilevare un atteggiamento attento verso l’evoluzione del panorama sanitario, economico, politico e sociale, ma al contempo orientato al cauto ottimismo: due intervistati su tre (60,3%) dichiarano infatti che già nel 2021 si vedrà il ritorno a una situazione di equilibrio”.

Insomma, la pandemia ha solo accelerato alcune tendenze: quello che conta, oggi più che mai, è saper andare incontro alle nuove esigenze dei consumatori, sempre più attenti a come spendono i loro soldi.

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