È ragionevole mostrare al proprio parrucchiere l’immagine social di un’amica o di una celebrity e aspettarsi che quel taglio o colore di capelli vengano replicati fedelmente come nell’immagine? Trovare le parole per spiegare nei dettagli a un parrucchiere l’effetto desiderato di una schiaritura o di una particolare linea scalata che si ha in mente, infatti, non è semplice. Spesso ci si aiuta con foto trovate qua e là, ma i risultati, una volta uscite dal salone, non sono sempre quelli che si desideravano.
È un acconciatore a spiegarci perché. Federico Patelli, fondatore dell’accademia di formazione Patelli Education, confessa: “Una donna che entra in salone con il cosiddetto santino o ‘holy picture’ è uno degli eventi che mandano in panico un parrucchiere”.
Santini da non venerare

Le ragioni sono molteplici e non dipendono esclusivamente dal fatto che un colore che sta bene su un viso, potrebbe stare malissimo copiato pedissequamente su un altro. “Replicare il movimento di un’asciugatura o il punto luce di una decolorazione semplicemente guardando una foto è davvero complesso”, spiega Patelli.
“Se parliamo di taglio, per esempio, il parrucchiere, guardando un’immagine a due dimensioni, dovrebbe capire dove va la spinta del capello, individuare la parte più corta della scalatura e, infine, pensare a come ricostruire il look”.
“Soprattutto”, spiega Patelli, “dovrebbe saper riconoscere a colpo d’occhio la tecnica di scalatura, trasporto e disconnessione con cui è stato realizzato il taglio, in particolare se è corto. Un lavoro molto più complesso rispetto a quello di chi modella una scalatura o una tonalità in base alla morfologia della testa e dei capelli della donna che ha di fronte”.
“Un bravo parrucchiere, però, non replicherà mai l’holy picture in modo integrale”, ironizza Patelli. “Nessun viso è uguale a un altro: ci saranno sicuramente delle varianti da apportare in base alla morfologia, alla tipologia del capello e alle esigenze quotidiane di ciascuna. Trasformare il cosiddetto santino in un look riuscito, inoltre, richiede la collaborazione non solo del parrucchiere, ma anche della sua cliente, che dovrà comunque essere disposta a valutare le varianti proposte dal suo professionista di fiducia”.
L’interpretazione del colore

“Se parliamo, invece, di colore, è evidente che una foto presa dai social non possa che trasmettere tonalità falsate. I filtri, soprattutto se si tratta di video, possono cambiare completamente le carte in tavola. Sfumature calde e fredde possono facilmente confondersi o essere cambiate”.
“Qui entrano in gioco la cartella colori professionale e le conoscenze tecniche del parrucchiere”, spiega Patelli. “Sarà lui a individuare il punto di arrivo ragionevole confrontandosi con la sua cliente. Il risultato finale dipenderà anche dalla tonalità di partenza dei capelli. Un nero corvino non potrà mai diventare un biondo freddo in una sola seduta, a meno di non compromettere drasticamente la salute delle chiome.”
“Ovviamente“, conclude Patelli, “sono un parrucchiere e un uomo formazione: quindi, sono di parte. Tuttavia, é proprio la continua formazione e il confronto con altri professionisti che ci permette di crescere. Direi che questa chiacchierata del santino dovrebbe stimolare noi parrucchieri a studiare per essere sempre sul pezzo sia con i nomi dei tagli che le donne leggono su TikTok sia sull’esecuzione di tecniche innovative in continua evoluzione“.