“Un salone è sempre proprietario della propria attività, ma potrebbe non controllare completamente il modo in cui i clienti lo trovano, lo valutano e prenotano i suoi servizi, soprattutto se si affida esclusivamente ai social”. È questo il parere dell’esperto Francesco La Manno che, attraverso BlondAI Research, si occupa di analisi economica applicata ai saloni.
Google, Instagram e le piattaforme di prenotazione offrono opportunità importanti alle imprese dell’acconciatura, ma non sono sullo stesso piano. Lo spiega nel saggio intitolato “Piattaforme digitali, dipendenza tecnologica e potere economico nel salone di parrucchiere”, disponibile gratuitamente online. Se tutto va liscio, infatti, non sorgono problemi. Ma cosa accade quando queste infrastrutture diventano difficili da sostituire, per esempio quando un account viene hackerato?
Francesco, per un parrucchiere è meglio essere sui social o avere un sito?
“Il problema non esiste se un salone può contare su entrambi. Sorge quando punta esclusivamente sui social. Nel mio saggio affronto la questione di piattaforme gigantesche come Facebook e Instagram, che Yanis Varoufakis, ex ministro dell’economia della Grecia ed economista greco, nel suo libro ‘La nave di Teseo’ ha definito un nuovo ‘tecno-feudalesimo’. Ed è proprio da questo lavoro che prende le mosse il mio saggio, affrontandolo criticamente attraverso la migliore dottrina e confrontandolo con le evidenze di mercato”.
“Se domani Facebook crolla o chiude, il parrucchiere perde ogni possibilità di accedere ai dati della sua clientela. Cosa che non accadrebbe se quegli stessi dati fossero salvati su una piattaforma propria, come un sito web dedicato al salone. Ecco perché è importante poter contare su un sito proprietario dove archiviare i dati”.
“La piattaforma è un ente che mette in relazione due parti: se sono Facebook, Instagram o TikTok a controllare il tuo ranking, la tua visibilità, i clienti e il fatturato, tutto potrebbe sfuggirti di mano. Per esempio, nel caso in cui la piattaforma decida di inserire commissioni o di cambiare algoritmo. Una modifica degli algoritmi, delle commissioni o delle condizioni di accesso potrebbe influenzare la capacità del salone di acquisire clienti, generare fatturato e mantenere la propria autonomia economica. La stessa cosa accadrebbe se l’account social venisse hackerato, evento non infrequente. Riprendersi diventerebbe complesso. I dati su un sito internet sono stabili: su Google restano in maniera permanente, sui social sono temporanei e soggetti a migliaia di variabili”.
Una volta che hai un sito, cosa devi fare per mantenerlo attivo?
“Devi creare continuamente contenuti: lavorare con la SEO di Google, ovvero la Search Engine Optimization, ottimizzando il tutto con backlink e parole chiave, intercettando le esigenze del consumatore. Non basta una landing page, servono articoli sempre aggiornati“.
Se sei solo sui social, riesci a raggiungere l’IA?
“L’IA vede tutto, ma in realtà i bot di Gemini, Claude e ChatGPT viaggiano sui motori di ricerca come Google, non sui social. Sui social si possono pubblicare post con argomenti limitati e passeggeri. Su Google puoi sviluppare una presentazione più esaustiva della tua attività e dei tuoi servizi, puoi anche vendere trattamenti e organizzare campagne per acquisire nuova clientela. Una volta che possiedi i dati, anche se saltano le grandi piattaforme social, sei tranquillo”.
Quanto costa a un parrucchiere fare un sito?
“Il sito oggi, grazie all’IA, si può costruire con poco, circa 300 euro. Lo devi comunque commissionare a un tecnico che ti guidi anche nell’ottimizzazione sui motori di ricerca”.

Quindi, sconsigli ai parrucchieri di investire esclusivamente sui social?
“La mia ricerca non sostiene che le piattaforme social siano necessariamente dannose, ma analizza le condizioni nelle quali i loro vantaggi possono accompagnarsi a una maggiore dipendenza economica. Il lavoro approfondisce questi meccanismi attraverso la letteratura economica, confrontando anche interpretazioni alternative. È un monito, ma anche un aiuto importante per tutti quei parrucchieri che stanno affidando i loro dati e la loro clientela esclusivamente alle grandi piattaforme social”.

