DAL BARBIERE, LA PIETRA DELLA GRATITUDINE DI DON AUGUSTO

DAL BARBIERE, LA PIETRA DELLA GRATITUDINE DI DON AUGUSTO

Nella foto Francesco Cirignotta al lavoro nel suo Barber Snob, il salone da barbiere sui Navigli a Milano.

Davanti al salone da barbiere di Orazio, il padre di Francesco Cirignotta, proprio accanto alle Colonne di San Lorenzo a Milano, c’è la Basilica che dà il nome al luogo. E dentro, per tanto tempo, c’è stato Don Augusto. Capelli e barba glieli ha sempre fatti il padre di Francesco, con il quale il prete scambiava quei piccoli racconti della quotidianità che accompagnano la vita di ogni barbiere. Anche se quelli di Don Augusto avevano sempre qualcosa in più.

Don Augusto è ormai un amico di famiglia per loro. In questi tempi di difficoltà durissime, tocca a lui riportarci alla concretezza con un racconto semplice e diretto che parla di un sentimento quasi desueto: la gratitudine. Ce lo riporta fedelmente il Barber Snob Francesco Cirignotta.

È uno di quei racconti che ti parlano senza che nessuno abbia nemmeno il pensiero di domandarsi se sia vero o meno. Va così dritto al bersaglio che non hai voglia di replicare. Me lo ha fatto Don Augusto, grande amico di famiglia, persona di notevole intelletto. Fuori e dentro la sua parrocchia, quest’uomo, nel suo essere diventato adulto al servizio di tutti, ne ha viste davvero tante. Per questo lo ascolto sempre con grande attenzione.

Ecco, in questo periodo difficile dove lamentarsi è diventato quasi un dovere collettivo, nel corso di un confronto, mi racconta questa piccola storia, che ha intitolato, nella sua immediatezza, ‘la pietra della gratitudine’.

Tocca a un bambino, il protagonista, traghettarci nella verità. Mentre sta giocando, questo bambino sente accanto a lui alcune persone lamentarsi di tutto. Allora, raccoglie da terra un sasso qualunque, va incontro a queste persone, le saluta e glielo porge.

Naturalmente, le persone, stupite, richiamano il bambino chiedendo spiegazioni. E il bambino risponde: ‘ve l’ho dato semplicemente perché, se lo portaste sempre in tasca, ogni volta che doveste metterci le mani, molto probabilmente vi ricordereste che questa è la pietra della gratitudine’.

Certo, in sé la pietra è nulla, ma con il suo peso ci riporta con i piedi per terra. Il pensiero che dovremmo avere nei confronti di ciò che abbiamo e che viviamo o abbiamo vissuto, nel bene o nel male, si chiama gratitudine. Un sentimento che tutti dovremmo avere. Essere grati è una memoria della quale nessuno di noi dovrebbe fare a meno, a prescindere dal fatto che Don Augusto abbia ragione o no.

Con il suo racconto secco ed essenziale il parroco ha ricordato a me e a tutti noi che spesso ci dimentichiamo di essere grati a noi stessi, alla vita o semplicemente a chi ci sta intorno. E spesso ce lo dimentichiamo non perché siamo superficiali, tutt’altro. Lo facciamo perché siamo oppressi o soppressi dai tempi, che, bisogna dire il vero, non sono più naturali né umani. Li abbiamo accelerati a dismisura e adesso ci tocca inseguirli perdendo di vista parecchie cose. Quelle cose che in certi momenti, all’improvviso, durante una passeggiata, durante una riflessione, durante la stasi di una seduta mentre ci guardiamo attorno, al mare o in montagna, ci risale su e ci crea un nodo in gola”.

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