ANCOROTTI, “PER NOI È ARRIVATO IL MOMENTO DI RILANCIARE”

ANCOROTTI, “PER NOI È ARRIVATO IL MOMENTO DI RILANCIARE”

Nell’immagine di cover Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia.

Siamo il paese delle Pmi, della creatività, ma anche della scienza. Sì, della scienza. Questo non ce lo diciamo mai, ma dietro uno dei successi più eclatanti del ‘made in Italy’, la cosmesi, ci sono laboratori e scienziati che tutto il mondo ci invidia.

A invitarci a riflettere su questo aspetto, tutt’altro che scontato, è Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, l’associazione nazionale delle imprese cosmetiche, e titolare di Ancorotti Cosmetics.  In questa intervista prova a spiegarci perché la cosmesi non sia da considerare un ambito ‘fru fru’, ma un terreno di ricerca scientifica che potrebbe rilanciare il nostro paese tra le eccellenze mondiali.

Qual è il canale della cosmesi più reattivo, quello che ha retto meglio nell’annus horribilis?

L’e-commerce è il vero vincitore, anche se va detto che la portata del fenomeno è da ridimensionare per quanto riguarda il nostro paese: con un aumento degli acquisti pari a un +35%, in Italia le vendite online restano un canale con ampi margini di crescita, cui sia consumatori che aziende e retail si sono rivolti per cercare di ovviare alla ridotta possibilità di spostamenti durante il lockdown.

Ovviamente, hanno retto meglio le vendite di tutti quei cosmetici che sono da considerare alla stregua di beni di prima necessità, come ad esempio i vari prodotti per la detergenza e la cura della persona, soprattutto quelli acquistati nel mass market. I cosmetici in farmacia hanno perso solo un 2%. A soffrire di più, per via del lockdown, sono stati i cosiddetti canali professionali: acconciatori ed estetiste.

Ecco, ci tengo a fare una precisazione importante: rispetto ad altri ambiti dell’eccellenza ‘made in Italy’, possiamo dire che la cosmesi se la sia cavata. Mi fa sorridere quando penso che i cosmetici possono essere visti come un ambito futile, irrilevante, un ‘di più’: chi lo pensa non si rende conto che non potrebbe mai fare a meno dei prodotti di igiene quotidiana, dal sapone, allo shampoo al dentifricio, solo per citarne alcuni. Anche questi sono cosmetici. Nella gestualità di ciascuno di noi, uomini compresi, ci sono ogni giorno almeno 8 prodotti di cosmesi. Pensateci bene. Senza contare quanto un profumo o un bel trucco possano influire sul nostro benessere! La ripresa che auspichiamo, sicuramente lontana dai livelli della fine del 2019, è strettamente legata alla natura anticiclica del comparto. Un elemento che gioca a favore del settore è, infatti, l’indispensabilità dell’uso di cosmetici a cui facevo riferimento poco fa.

E cosa c’è dietro la cosmesi? Non solo creatività o idee originali, ma soprattutto scienza: laboratori e ricercatori di primo livello, regolamentazioni e sicurezza. Altro che ‘fru fru’.

Foto di Karolina Rabowska, Pexels.

Qual è il prodotto cosmetico che vende sempre, qualunque cosa accada?

Il sapone. Nel corso di questa pandemia abbiamo visto crescere esponenzialmente anche le vendite di tutti i prodotti igienizzanti: lavarsi con cura e regolarmente le mani è diventata una necessità che non sparirà con la fine dell’emergenza. Come ribadito dall’Oms e dalle istituzioni nazionali, proprio il lavaggio frequente delle mani rimane una delle principali armi per sconfiggere il dilagare del virus, accanto a distanziamento e uso delle mascherine.

Come vedono gli industriali della cosmesi le prospettive per il 2021?

Con relativo ottimismo. Tutto dipenderà anche dalla capacità di gestione di questi mesi finali dell’emergenza italiana e internazionale: le incognite sono ancora tante. Ci ha colpito soprattutto il calo delle esportazioni: attorno al 15%. Ma il nostro comparto è resiliente e aciclico: ne usciremo.

Quali sono i suggerimenti della vostra associazione per il rilancio dell’economia italiana?

I suggerimenti sono quattro, chiari e diretti: professionalità, creatività, originalità e innovazione. Il settore, però, dovrà essere accompagnato da un piano governativo capace di affiancare le imprese nello sviluppo sui mercati esteri, dove il saper fare italiano resta una lava competitiva da salvaguardare. Alle istituzioni chiediamo quindi un aiuto per sponsorizzare un fiore all’occhiello del ‘made in Italy’: la cosmesi. Il makeup italiano, solo per fare un esempio, è leader a livello internazionale per qualità, performance e sicurezza: facciamo sapere a tutto il mondo che oltre il 55% del makeup consumato nel mondo è prodotto da imprese italiane. È arrivato il momento di rilanciare: per farlo, occorre avere le idee chiare e investire.

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