CIRIGNOTTA: IL COVID 19 È IL NOSTRO MEDIOEVO

CIRIGNOTTA: IL COVID 19 È IL NOSTRO MEDIOEVO

Dopo il Medioevo arriva il Rinascimento. E il barbiere Francesco Cirignotta, dal suo salone di Milano, interpreta il nostro tempo a modo suo, tagliando via con il rasoio tutti i fronzoli che ci offuscano e separano dalla realtà.

Ma cosa è successo? Ricordo bene che, quando a scuola ci si soffermava per breve tempo sulla la Prima Guerra Mondiale (dopo aver speso mesi sulle guerre puniche), la pandemia figurava solo a latere.

La peste a Milano, grazie ai Promessi Sposi aveva miglior fortuna: qui ci si soffermava, perché fu in virtù della peste che si fece un salto di qualità nel mondo in fatto di cure mediche e sanità. Si, dopo e solo dopo nacque la nuova sanità. Dopo i drammi, arrivano le cose buone.

Sono più di otto mesi, ormai, che si è fatta amicizia non gradita con il sigor Covid 19. Lui è invisibile, ma i suoi effetti li viviamo quotidianamente nella perdita degli affetti e nella perdita della libertà.

Negi ultimi 40 anni ho sentito parlare e ho visto morire per tante cause: la Spaziale, l’Aids, Ebola, Muccapazza, Sars, guerre chimiche, terremoti, tsunami, inondazioni, attacchi terroristici, attentati mafiosi, crisi finanziarie e crisi dell’economia reale. Vapore, Meccanica, Analogico e Digitale, il progresso insomma, non hanno sconfitto né la peste né le sciagure di sempre. Il Medioevo ricorre a intervalli regolari.

Oggi credo che siamo dentro il nostro Medioevo, l’era che ha cambiato la vita alla vita. Scoperte, arte, artigianato, tecnologia si sono adoperate come non mai al servizio di tutti, ma hanno ancora tanta strada da fare.

Con attenzione, certezza di sofferenza diretta o indiretta, con desiderio, con egocentrismo, con lealtà e visione per il futuro, per convenienza, per generosità, per credo… per motivazione personale, sono fermamente convinto che la parola ‘futuro’, che amo profondamente, sarà finalmente l’indicazione della strada che tutti ci accingeremo a percorrere.  Certo, futuro è solo una parola che indica un verso, un senso.

Ci sarà la contrapposizione globalisti e nazionalisti, si scoprirà presto che hanno torto entrambi. Essere interconnessi e interdipendenti forse andrà rimodulato: bisognerà trovare più armonia tra le esigenze di contatto umano, le vie del web e le necessità di distanziamento sociale. Siamo nel nostro Medioevo: è da qui che, come in passato, partirà il miglioramento delle società nuovamente civili.

Un mio amico, Luca Giubilei, mi racconta: “un giorno mio papà disse che aveva sempre fatto il babbo e che non sapeva se fosse capace di fare il nonno…. Aveva paura di sovrapporsi. La mia risposta fu che solo se io avessi fatto il babbo, gli avrei permesso di fare il nonno…Credo che questo rispecchi molto quello che dovremo fare con le future generazioni: educarli nei valori e negli scopi… Le regole se le faranno loro al bisogno”.

Niente di più corretto.

Dopo, perché vi sarà il dopo Covid 19, ci accorgeremo che siamo riusciti a rallentare, a guardare in faccia la vita nostra e a dare significato a ciò che si fa e al come lo si esegue. Mi immagino già la ripresa: tutti a riprenderci ciò che era, noi parrucchieri e barbieri a sistemare il decoro sociale – tagliare capelli , barbe, a creare nuovi colori. Approfitteremo per migliorare i nostri servizi e diventeremo più esigenti, ma se ognuno farà bene il proprio dovere, la catena sarà leggera, diversamente, il peso per alcuni sarà enorme e chi ne approfitta o chi crede di meritare di più, non farà altro che generare un nuovo corto circuito.

Le uniche situazioni veramente democratiche che ho conosciuto in 55 anni di vita sono sempre conseguenze di disgrazie: queste non hanno preferenze di caste, di età in generale, di luoghi, di provenienze, di ricchezze, di cultura, di atteggiamenti. Le sfighe valgono in egual misura e democraticamente per tutti.

Perdonatemi se sono blasfemo, ma, se non sbaglio, per rifondare una società inclusiva, forse serve ancora l’uomo in quanto essere. Il dio danaro non era un Dio: lo abbiamo eletto noi in nome e per conto dello scambio con la nostra prigionia e apatia del vivere, un’apatia paradossalmente fatta di movimento senza costrutto, inaridimento dei sentimenti, aperitivi come sospensione e non sempre come scambi. Un’apatia fatta dal premio da conquistare e non dal valore da creare.

Adesso che abbiamo rallentato, vorrei che alla ripartenza non dimenticassimo che gli altri per gli altri siamo noi.

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