BIODIZIONARIO ed ERBE COSMETICHE

BIODIZIONARIO ed ERBE COSMETICHE

Tutto quello che dovete sapere sulla cosmesi eco-bio e non vi hanno mai raccontato.

Intervista a Matteo Pantani, titolare di Phitofilos.

Naturale, biologico, eco… ma chi ci garantisce che un cosmetico sia davvero composto solo con estratti di piante e oli vegetali?

Lo abbiamo chiesto al manager di un’azienda che li produce. Lui è Matteo Pantani, titolare di Phitofilos, che ammette: “purtroppo è vero, c’è molta confusione…”. Ma oggi è possibile acquistare con intelligenza: c’è il Biodizionario, un valido aiuto per chi vuole essere sicuro di aver scelto solo prodotti di derivazione naturale.

Sui termini naturale e biologico c’è ancora molta confusione: non è sempre chiaro a cosa facciano riferimento le aziende per utilizzarli. Matteo, voi cosa fate per distinguervi dagli altri e rassicurare i vostri consumatori?

Purtroppo, è vero: c’è molta confusione perché non esistono linee guida ufficiali su questo argomento. Può essere considerato naturale un cosmetico composto da ingredienti di origine naturale (estratti di piante, oli vegetali…). Possiamo fare una distinzione basilare e abbastanza intuitiva: i cosmetici naturali sono tutti quei prodotti che in formula riportano ingredienti di origine naturale e/o di derivazione naturale. Parliamo di estratti vegetali, oli vegetali, tensioattivi di derivazione vegetale (ad esempio per gli shampoo). I cosmetici biologici sono un sottoinsieme dei cosmetici naturali in quanto hanno le stesse caratteristiche di questi ultimi, con la particolarità che le materie prime naturali utilizzate in formula sono biologiche (e con un’attenzione rivolta anche all’impatto delle materie prime nelle falde acquifere quando il prodotto va negli scarichi della doccia o del lavandino). L’accezione “biologico” presuppone una filiera produttiva controllata, volta a stabilire che un determinato prodotto o materia prima venga ottenuto rispettando determinate caratteristiche specifiche, come ad esempio le colture in assenza di pesticidi di sintesi e in generale tutte quelle procedure che vengono effettuate senza l’utilizzo di prodotti “chimici”.

Di solito la cosmetica eco-bio rivolge particolare attenzione al Biodizionario, come indice di qualità per materie prime adatte allo specifico settore. È un punto di vista autorevole su cui ci si confronta spesso nel settore. Non è la Bibbia dell’eco-biocosmesi, ma comunque un valido aiuto per il consumatore.

L’attenzione all’INCI di un cosmetico (elenco degli ingredienti riportato sull’etichetta) è fondamentale per valutare il prodotto: questa è la prima regola.

Noi di Phitofilos ci impegniamo a offrire prodotti con formulazioni eco-sostenibili, con ingredienti da agricoltura biologica e di origine naturale al meglio delle nostre possibilità, del mercato e della ricerca. Il nostro obiettivo è riuscire a ottenere cosmetici performanti e allo stesso tempo salutari per la persona e per l’ambiente. Tutti gli ingredienti vengono selezionati per rispettare questi principi. L’utilizzo di materie prime naturali e biologiche è uno dei nostri punti fermi. Per garantire un cosmetico eco-bio ci appoggiamo a enti certificatori privati che hanno proprio questa funzione (AIAB e QCERT): dare una sicurezza al consumatore. Questi enti hanno un capitolato di controllo che fanno rispettare alle aziende prima di consentire l’utilizzo del loro logo di garanzia: effettuano ispezioni, controllano la filiera, le materie prime, le produzioni…

Le associazioni che certificano i prodotti naturali e biologici sono tante, ma non c’è una normativa europea che regoli il settore. Perché? Perché le aziende non si organizzano per ottenerla?

Il “trend” dell’eco-bio è abbastanza recente, dunque siamo ancora all’inizio e occorrerebbe veramente tutelare questo settore e farlo crescere come si deve. Al momento ci si muove con le certificazioni private. Noi aziende cosmetiche eco-bio siamo ancora per lo più piccole e non abbiamo un tale peso sul mercato, non abbiamo un’associazione e ancora non siamo arrivati a questo punto. Siamo tante medio-piccole realtà alle prese con un settore nuovo e ancora non strutturato. Con il tempo un’associazione di categoria sarà la naturale risposta alla sua domanda; ancora non siamo arrivati a quel punto.

Quali sono le città italiane più promettenti per la vendita dei prodotti biologici? In quali regioni è più sentita la sensibilità verso il naturale?

Diciamo che abbiamo tanti feedback positivi da tutto lo stivale. Senz’altro Roma, Milano, Torino, Palermo e Bari sono città molto attente all’eco-bio cosmesi. A livello regionale possiamo notare ottimi risultati con la Sicilia soprattutto per quanto riguarda le erbe per capelli.

Pensa che l’attenzione dei consumatori per tutto ciò che è naturale sia una moda passeggera o un trend destinato a crescere?

Come tutte le novità è difficile dirlo con certezza. Noi crediamo fermamente che il trend sia destinato a crescere fino a coprire la quasi totalità del mercato cosmetico. Sembra palese che il futuro necessiti del verde e questo coinvolge tutti i settori. La scelta di una vera eco-biocosmesi, del biologico, del rispetto dell’ambiente e della persona sembrano il futuro più reale e necessario per tutti noi.

Noi trattiamo il settore da 40 anni e vediamo che oggi il mercato è veramente pronto. Per anni abbiamo lavorato in questa nicchia in modo sano e costruttivo: mancava però la coscienza da parte del pubblico per far decollare questa parte del mercato. Abbiamo molta esperienza, non ci affacciamo oggi per cogliere il business e cavalcare l’onda green. L’esperienza è come sempre un valore determinante. Ma anche chi si affaccia oggi può dare un contributo importante alla crescita sana del settore. C’è bisogno di una buona concorrenza che porti l’eco-bio “made in Italy” ai massimi livelli. Serve serietà e rispetto del consumatore, evitare le solite false promesse con diciture ingannevoli. La gente sa che l’eco-bio è un percorso per vivere meglio: noi abbiamo l’obbligo morale di rispondere correttamente a questa esigenza.

Crediamo che la prossima frontiera di questo trend, come già avviene in nord Europa e come già ci impegniamo a fare, sia quella in cui i prodotti non solo debbano garantire il rispetto del consumatore, ma soprattutto quello dell’ambiente.

http://www.phitofilos.it/

Matteo, si sentirebbe di dire ai propri consumatori che i prodotti naturali e biologici sono più sani per la loro pelle rispetto a quelli di origine chimica?

I prodotti naturali e biologici, se ben formulati, sono più sani dei chimici: hanno mediamente minor impatto sull’ecosistema, sono più affini alle nostre cuti e al nostro organismo. Su questo difficilmente troveremo qualcuno in disaccordo. Però naturale e biologico non sono sempre indice di qualità, va detto. Come sempre è importante mettere i puntini sulle “i” ed evitare di prendere in giro il consumatore.

Se ad esempio parliamo di polveri d’erbe per capelli (henné ed erbe neutre per la salute del capello), allora biologico NON vuol dire un prodotto adatto a uso cosmetico. Infatti, le piante, come le verdure che mangiamo, hanno molto spesso delle particolari cariche microbiche (batteri), micotiche (funghi e muffe) che poco sposano con l’idea di un sano prodotto cosmetico.

Serve innanzitutto un controllo serrato interno all’azienda sui parametri di sicurezza che rendano le erbe per capelli un sano cosmetico: controllo sui residui da pesticidi, sui metalli pesanti, sull’aspetto microbiologico di cui si parlava sopra, sull’invecchiamento del prodotto, sui test dermatologici volti a garantire cuti sicure e protette e tanto altro.

Esiste una legge europea per il cosmetico, esiste un portale cosmetico (il CPNP): se le erbe di cui parliamo sono un cosmetico, devono seguire la legge sul cosmetico! Qui non stiamo scherzando, ci sono persone con un percorso oncologico che fanno le piante invece delle tinte, ci sono donne incinta, ci sono persone che scelgono le erbe perché indice di salute. Vanno rispettate assolutamente queste esigenze.

Noi sterilizziamo le piante prima di metterle sul mercato, perché è l’unico modo per garantire la sicurezza di un cosmetico a norma di legge per il consumatore. Se una pianta tintoria, diciamo l’henné, fosse biologica, questo vuol dire che non è stata sterilizzata. Infatti, una materia prima biologica non può ricevere trattamenti di sanificazione.

Quindi “biologico” è un valore, un plus, in molte situazioni. In altre può essere un claim pubblicitario, indice di un prodotto non adatto al mercato. Le erbe possono essere da agricoltura biologica, però poi non sono più biologiche nel momento in cui si sterilizzano. Riportare l’indicazione “biologico” diventa un falso valore se non viene ben spiegato il concetto al consumatore.

Si possono riempire i cosmetici di materie prime biologiche, ma la vera differenza la farà sempre la sapiente mano di un formulatore (parlo di cosmetica classica come creme e shampoo). Solo l’occhio e l’esperienza di un vero professionista sa gestire una formula nel suo insieme per ottenere un prodotto veramente sano e funzionale.

Altrimenti un cosmetico eco-bio è solo un’accozzaglia di tante belle voci, ma che insieme non fanno ciò che promettono, anzi possono fare il contrario. Non si diventa chef mettendo nello stesso piatto tanti ottimi ingredienti cucinati in modo pessimo. La professionalità è un valore che spesso si perde nella spasmodica ricerca di ciò che fa felice il consumatore di fronte allo scaffale. Anche la cosmesi è un’arte.

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